Il Caviardage è capacità di vedere

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Il mio percorso nell’universo del Caviardage è appena cominciato. Solo un mese fa ho vissuto l’esperienza del workshop a Milano tenuto da Rosa Santoro, poi la sperimentazione personale, le riflessioni e il coinvolgimento di alcune colleghe e dei ragazzi con cui lavoro.

Piccole sfide giocose, divertenti, insomma una serie di stimoli eccitanti e freschi. Una vera esaltazione dell’anima.

 

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Poi, ieri sera è accaduto qualcosa che l’anima me l’ha stretta forte. Ieri è stata una giornata in cui mi sono sentita profondamente cieca e impotente. Cieca perché non riuscivo a vedere, con grande frustrazione, ciò che stavo dipingendo, cieca perché non riuscivo a percepire l’affetto di una persona cara, impotente perché una serie di notizie sui miei allievi di 11 anni mi aveva turbata e preoccupata.
Ho cancellato con una mano di blu il dipinto, ho chiuso il cellulare e ho preso la busta dei miei ritagli di giornali e di fotografie. Mi è capitata tra le mani una pagina che avevo strappato qualche giorno fa da un vecchio libro. Ho pensato di realizzare il caviardage che avevo rimandato, così mi sono messa in ascolto delle parole che guardavo. Quello che ne è venuto fuori è stato istintivo:
“La sua ombra minaccia la mia mente”.
Al momento mi è sembrata solo una frase cupa, specchio del mio umore. Ho lavorato intorno alle parole con un pennarello nero ed ho iniziato il collage che volevo cucire intorno a quella frase. Ho preso tre immagini, la Bambina di casa Redetti di G. B. Moroni, il ritaglio di una foto di un uomo dal volto severo e ambiguo e la foto di una ragazza a seno nudo intenta a farsi un selfie provocante. Cronache di vita.20160304_234633-1
Ho incollato, ho guardato ed ho visto! Ho visto qualcosa che non avevo previsto!
Ho visto la schiavitù di una mente sottomessa dall’ombra di un affetto ricercato. Il timore, il senso di colpa, la deviazione che un affetto malato può provocare. Ho pensato a me, ai miei bambini deprivati da adulti a loro volta schiacciati da ombre interiori mostruose.
Mi sono spaventata e meravigliata di ciò che avevo realizzato. Una catena di associazioni di pensieri e di sensazioni silenti, partite da una frase, da un caviardage. Ero davvero sorpresa e avevo bisogno di comunicarlo a Tina Festa che sta facendo, con le sue collaboratrici, un lavoro immane per radicare sempre più questo metodo.

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Lo sento vicino al mio mondo interiore e credo davvero possa portare un contributo importante in diverse sfere educative ed emozionali.

Il Caviardage, infatti, utilizzando due mezzi estremamente dirompenti come la parola e il gesto artistico, è in grado di creare meandri, percorsi, intrecci che avviluppano l’anima, ma poi la lasciano libera di risolvere rebus altrimenti malcelati.
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Il Caviardage è capacità di vedere e tutti noi abbiamo bisogno di guardarci dentro per comprendere meglio il nostro fuori.

 

Giovanna Palumbo