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Monthly Archives: dicembre 2017

I sogni son desideri: il quaderno dei buoni propositi

“Il sogno è una piccola porta aperta sulla notte cosmica originaria, capace di condurre verso l’anima, verso la parte più profonda ed eterna.” – C.G. Jung-

 

Il nostro mondo è definito dalle parole che usiamo. Per questa ragione, è importante cambiare quelle che utilizziamo per descrivere i nostri propositi per il nuovo anno.

Il 4 settembre dell’anno scorso durante il primo corso di aggiornamento per formatori certificati a Perugia, nel progettare il programma della giornata, io e Tina, cercavamo un’attività intrigante da poter far fare a chi ci sarebbe stato.

In quel periodo mi sono imbattuta in dei bellissimi quaderni formato A5, con rilegatura cucita a mano e da loro abbiamo creato quello che oggi chiamiamo: IL QUADERNO DEI BUONI PROPOSITI.

Questa è un’attività che di tanto in tanto faccio fare nei corsi base.

Lo proposi il 10 settembre 2016 ad un corso base che tenni a Pisa, questo lavoro nella sua composizione ha preso le persone molto intensamente, facendole lavorare per due ore, la creatività veniva fuori, parola dopo parola e colore dopo colore senza freni come se i sogni creativi si stessero materializzando tutti lì davanti ai loro occhi e loro si adoperavano a trascriverli senza sosta. Il lavoro fatto consiste in un mix tra Metodo Caviardage ed Arteterapia e porta ad una riflessione interiore sui buoni propositi.

Attraverso le parole e l’arte si riflette su quanto l’obiettivo sia realizzabile, sui comportamenti che portano al risultato desiderato, dai passi accessibili da fare.

 

 

Bisogna pensare ai propositi del nuovo anno come a una maratona. Nessuno si mette per strada per correre quaranta chilometri da zero: si comincia con un chilometro e si va avanti per piccoli passi incrementali. Un proposito del nuovo anno, per quanto ambizioso, dovrebbe essere suddiviso per tappe. Ci vuole una solida base per il cambiamento dove si dà la precedenza a concetti positivi. E la base và creata da noi. Ed è così che questo meraviglioso gruppo di formazione ha fatto. A distanza di un anno una delle partecipanti scrive nel nostro gruppo whatsapp:

 

“Rosa..riguardo il quadernino dell’anno scorso… i buoni propositi si sono avverati…Il Metodo Caviardage mi ha portato fortuna!”

“Casa nuova, figlio in affido e cane! Buffo no!!”

“Vita stravolta ma felice. Volevo condividerlo col gruppo dell’anno scorso!!”

A  distanza di un anno con mia grande sorpresa e meraviglia è arrivato questo messaggio, ecco la potenza di credere nei sogni e la potenza del Metodo Caviardage, che riesce a tirar fuori i sogni dal cassetto. E’ un lavoro profondo, un lavoro su sé stessi che porta con sé un tesoro inestimabile!

Metodo Caviardage e Meditazione, il potere introspettivo e trasformativo delle parole ( progetto di laboratorio permanente)

Durante i mesi di Ottobre e Novembre 2017 si è svolto il primo ciclo di 4 incontri del laboratorio esperienziale “VAC parola vivente e Metodo Caviardage” in collaborazione con il centro Yoga Padma Niketan di Veronica Gambetti a Mantova.

Questa prima sperimentazione getta le basi per un progetto di laboratorio permanente che vede la combinazione del MC con la pratica meditativa secondo la tradizione  Yoga.

In particolar modo nel corso del laboratorio ci si è avvalse della tecnica meditativa afferente alla tradizione del tantrismo che prende il nome di Japa e che consiste nella ripetizione di sillabe o mantra. La parola ripetuta, con suono emesso o interiorizzato, diviene il mezzo tramite il quale sintonizzarci con le esperienze interiori più profonde (subconscio) attivando stati modificati di coscienza.

Durante le quattro serate passo per passo i partecipanti sono stati accompagnati alla pratica meditativa, utilizzando la sillaba OM recitata con modalità di emissione ogni volta diverse, ed alla sperimentazione pratica di differenti tecniche di cui si avvale il MC in particolare il caviardage con cancellazione base, il flusso di coscienza con cut up e poesia effimera  sempre a partire da uno stato di profondo ascolto di sé attivato dalla pratica meditativa. Le foto documentano la serata dedicata al cut up con flusso di coscienza.

Il gruppo stabile (a numero chiuso) di partecipanti ha compiuto un percorso via via sempre più integrato nella condivisione comune di un’esperienza di attivazione ed ascolto delle nostre parti psichiche, emotive e fisiche non sempre facili da cogliere ed esprimere neppure a noi stessi; ascolto che immediatamente trasforma la nostra condizione già per il fatto di essere portata a coscienza grazie al processo insito nel Metodo Caviardage.

Così la parola nella scrittura creativa poetica del MC diviene occasione creativa di espressione profonda, soprattutto di quegli aspetti di noi stessi spesso in ombra o silenti che giacciono nel profondo nonché nel corpo e difficilmente accessibili, spesso separati tra loro, permettendo lo stabilirsi di un rapporto vitale tra gli stati di coscienza più profondi attivati dalla meditazione e quelli più vicini alla coscienza ordinaria sempre rinnovata , rivitalizzata ed arricchita da occasioni di  contatto  mediato e quindi sostenibile con “l’altra “ parte di noi.

Il Progetto intende dare continuità alla sperimentazione ed all’osservazione dei processi  espressivi e trasformativi, sia individuali che di gruppo, resi possibili dal connubio tra MC ed una pratica di modificazione dello stato di coscienza quale è la meditazione nella millenaria tradizione dello Yoga.

E’ già in programma il secondo ciclo di quattro incontri per Febbraio -Marzo 2018; la partecipazione a tutti e quattro gli incontri è propedeutica all’accesso al laboratorio mensile avanzato. Per approfondimenti e contatti dr.carpeggiani@gmail.com / info@yogapadmaniketan.com

 

 

Con il Metodo Caviardage alla ricerca del nostro Bambino Interiore

 

Come psicologa e psicoterapeuta sono alla continua ricerca di strade percorribili per aiutare le persone a contattare il proprio Bambino interiore, come stanza psichica che, secondo la teoria dell’Analisi Transazionale, ospita pensieri, emozioni e comportamenti appresi e custoditi a partire dalla nostra infanzia.
Entrare in questa stanza significa entrare in contatto con le convinzioni e le idee che ci hanno permesso di scrivere il nostro Copione. Considerando che tutto questo, nei primi anni di vita lo facciamo in modo non consapevole, la chiave per aprire questa porta non è immediatamente a nostra disposizione, il Metodo Caviardage mi ha offerto un semplice, ma potente mezzo per aiutare le persone a stare in contatto con il proprio sentire autentico, spontaneo e libero.
Nel Corso Base che si è concluso poche ore fa, a San Felice sul Panaro in provincia di Modena, ho accompagnato le persone a “viaggiare nelle proprie terre di dentro” con lo scopo di prendere per mano la creatività, l’intuizione e il tempismo del Piccolo Professore che proprio la stanza psichica del Bambino abita da tempo.

Visitare questo luogo ha permesso alle persone di scorgere la bellezza della vita che si nasconde anche dietro il grande dolore. L’attivazione emotiva, realizzata attraverso le parole di protezione che Benigni nel film “La vita è bella” utilizza per mostrare al piccolo figlio una realtà fantastica che lo protegga dal dolore della vita del campo di concentramento, ha dato il via al viaggio interiore del secondo modulo del Corso Base. Ognuno ha qui contattato le proprie emozioni e ha realizzato un flusso di coscienza sulle note della canzone di Mengoni “Onde” poiché l’acqua rappresentava, in questa parte del Corso, un elemento ricorrente e ha fatto da sfondo al pomeriggio insieme. Le onde del mare e l’acqua in cui le stesse sono protagoniste, rappresentano un simbolo di libertà e ritmo, in quanto il loro fluire costante permette di cogliere armoniose geometrie emotive; non a caso le musiche per il rilassamento proprio al mare fanno appello e spesso il mare rappresenta un luogo sicuro dove portare la propria mente a navigare.
Dal mare alla pentola in cui mettere a “bollire” le proprie parole, insieme a quelle degli altri, per poi trovarsene un mestolo nel “piatto di lavoro”. Parole pronte per essere scelte dagli occhi del cuore e adatte a descrivere gli ingredienti del benessere individuale. Così dal flusso di coscienza al cut-up con il Metodo Caviardage l’idea che le parole possano essere un dono per descrivere i propri paesaggi interiori, ha animato il viaggio di ognuno.

Le parole come dono sono state l’ingrediente anche durante la pausa, nella quale l’acqua calda ha accolto i fiori caramellati per una dolce tisana e durante la pausa stessa ogni partecipante ha scritto alcune parole luminose, prese dai propri vissuti e le ha regalate al gruppo per la realizzazione di un componimento poetico di gruppo, tenendo come base la tecnica del cut-up, secondo il processo del metodo caviardage, dove chi voleva poteva spostare i fogli per dar vita ad una prospettiva diversa e prendersi il potere di “mescolare” le parole a proprio piacimento.
Infine poi lo sfondo del mare ha animato la poesia effimera, nella quale sabbia e conchiglie hanno permesso ad ognuno di donare ad un componente del gruppo la propria poesia, che durava il tempo della lettura e della foto, prima di essere cancellata dall’onda di una nuova mano pronta a scegliere parole per sistemarle sulla scintillante sabbia profumata e piena di sassolini profumati.
In questo viaggio la libertà di espressione, l’apertura e la leggerezza, insieme alla gentilezza hanno fatto da sfondo ad uno stare insieme semplicemente vero che ha permesso di toccare, nel profondo del cuore, emozioni condivise.
E…con questo componimento poetico di gruppo si è concluso tra sorrisi e dolci parole di saluto il Corso Base nel quale ognuno ha provato a prendere per mano il proprio Bambino interiore per scoprire insieme la chiave del proprio benessere che vede nell’autenticità del tempo presente, l’ingrediente elettivo dell’armonia emotiva individuale.

Elisa Malaguti

Chiara Orsenigo, PAROLE.

Rubrica PERLE DI CARTA – a cura di Mella Sciancalepore
Chiara Orsenigo, Parole

Inauguriamo questa sezione dedicata alle produzioni poetiche e artistiche nate dal Metodo Caviardage con un libro che è un regalo prezioso per gli occhi e l’anima.
Raccoglie 35 tavole a colori che ci raccontano un “percorso concettuale e in progresso”, quello di Chiara Orsenigo, ma un po’ in fondo anche il nostro, o almeno di chi vorrà riconoscersi in questa perfetta fusione di parole e immagini, le une al servizio delle altre reciprocamente.

È evidente la formazione artistica di Chiara Orsenigo così come la sua capacità di adoperare al meglio le parole che risente del suo precedente lavoro nel campo della comunicazione. Una formazione a tutto tondo che comprende il suo attuale lavoro di arteterapeuta e che si riflette magnificamente in quest’opera.

Non è semplice trasmettere la bellezza che anche solo sfogliando questo libro ci assale.

Provo a iniziare dalla fine. Da quell’ultima tavola, incompiuta in un certo senso, che a mio parere raffigura la perfetta sintesi tra arte e impegno, chiamiamolo politico inteso nella sua accezione più alta.

Sono qui
esausto
senza aprire bocca
in prigione
Stanco e spaventato
mi limitai a chiudere gli occhi.

Sullo sfondo un ritratto di Giulio Regeni.

Ecco in questa tavola c’è tutta la forza dirompente del Caviardage perché Chiara riesce con poche semplici parole e tratti leggeri a far scattare l’identificazione o meglio l’immedesimazione con il protagonista. Si sente la rabbia, la sofferenza, l’impotenza, la delicatezza… I sentimenti dell’autrice si fondono con quelli di Giulio, con quelli di sua madre, con quello di tutte le madri.

Mi piace segnalarvi due possibili chiavi interpretative per le poesie visive di Chiara. Una è quella dell’ironia, quella sana, che non ci porta a lamentarci di noi stessi ma ci è di pungolo per andare avanti a vivere.

È presente in molte tavole, ne riporto un paio:

“Devo assentarmi per un po’ poiché sorrisi e gesti gentili sono alla fine” (tav. 9)

“La perfezione preoccupa troppo, anche così mi sento bene” (tav 14)

“Un disegno rimane per sempre, è la tua riserva di forze” (tav 7)

E vi è un’altra chiave di lettura che è sottesa un po’ a tutta l’opera, quella della metapoesia, quasi una forma di riflessione sul modo di vedere le cose con occhi da poeta, un interrogarsi sul senso di ciò che facciamo e sul segno che lasciamo nel mondo.

“Il filo rosso è la traccia di un pensiero di vita” (tav 19)


“Vedere a volte è una missione. Potrebbe ampliare la mente.” (tav. 10)

Concludo questa carrellata con la tavola 23 che è un invito a “Realizzare un cambiamento” perché “infonde energia quando occorre”. L’immagine ci mostra un bruco che diventa farfalla e spicca il volo finalmente libera.

Ecco questa del cambiamento necessario potrebbe essere un’altra delle chiavi di lettura di questo libro ma lascio ai lettori il compito di scoprirle tutte.

 

 

 

Per avere info e per acquistare PAROLE di Chiara Orsenigo: chiarorse@gmail.com

 

 

 

 

 

di Mella Sciancalepore

Le parole degli altri. Augusta Calzolari si racconta.

Le Parole degli Altri

Mi chiamo Augusta e sono un’insegnante certificata in Metodo Caviardage.

In una domenica di novembre ho condotto un laboratorio di Metodo Caviardage presso l’Associazione Fiumana che a Ferrara organizza eventi per rivalorizzare il fiume Po.

Durante la navigazione lungo un braccio del fiume che attraversa una parte centrale della città, abbiamo utilizzato una delle tante tecniche del Metodo Caviardage per creare una poesia a partire da un testo già scritto, il flusso di coscienza.

La giornata era stupenda ed è stato molto emozionante scorrere e osservare luoghi noti che percorriamo tutti i giorni, da una prospettiva insolita e riversare il flusso di pensieri sul foglio.
Avevo dato dei fogli azzurri su cui scrivere le proprie emozioni guardando il paesaggio e ascoltando la propria voce interiore e qualcuno me ne ha chiesti addirittura tre riempiendoli di parole e lavorando molto intensamente.
Dopo la navigazione abbiamo iniziato a lavorare in una bellissima sala che si affaccia sulla Darsena dove, attorno ad un enorme tavolo, una ventina di persone di tutte le età hanno creato un cut-up con con il processo del Metodo Caviardage di Tina Festa,  tagliando i fogli e dando una forma poetica alle emozioni scritte durante il viaggio in barca.
I risultati sono stati tutti davvero belli, profondi.

Nel passare al lavoro successivo qualcuno non ha eliminato le parole che non le servivano più ma le ha  messe via, portandole con se. Questo è un aspetto molto interessante dell’attività con il flusso di coscienza: una persona che ha frequentato un corso con me mesi fa conserva ancora tutte le parole avanzate dal suo primo lavoro nel portaocchiali e le custodisce gelosamente.
Qualcun altro invece di solito non sente questa esigenza e le butta via. A me viene spontaneo raccoglierle e così ho fatto durante la navigazione.
Ho raccolto tutti questi bellissimi pezzettini azzurri pieni di parole scritte con penne e calligrafie diverse e li ho portati a casa con me.
Nei giorni successivi quei pezzettini azzurri continuavano a guardarmi dal sacchetto e io sentivo di voler fare un riassunto poetico di quella giornata.
In quei giorni però stavano accadendo dei grandi cambiamenti nella mia vita dal punto di vista lavorativo e tutto questo mi si è rivelato quando li ho presi in mano.
Li ho rovesciati e casualmente ho rovesciato le prime due parole a portata di mano scritte da chissà chi: nebbia e macchina, che buffo… due parole che non c’entravano proprio nulla con la gita in barca in una giornata di sole ma che invece erano perfette per me in quei giorni in cui avevo deciso di abbandonare un lavoro che mi teneva troppo in macchina e nella nebbia.
Queste due parole erano casuali ma mi stavano inviando un messaggio molto preciso e mi hanno aperto le porte a qualcosa altro: un lavoro fatto scegliendo altre parole,  consapevolmente, seguendo l’immagine che si era andata formando dentro di me, sull’onda di emozioni legate al momento presente ma che risentiva anche del lavoro del gruppo.
In alcuni casi ho composto delle parole utilizzando le parti di altre parole e quelle che sono nate dall’unione di calligrafie diverse sono diventate ancora più importanti per me.

 

 

La poesia che mi è venuta fuori da tutti quegli avanzi e che ho composto su un album a fisarmonica è:

 

“Sola in macchina nella nebbia
dietro il finestrino sto guardando dei gabbiani nel cielo sopra il mare.
C’è più freddo di quanto pensassi.
Io sono denudata dalle emozioni della vita ma mi piace come gira la mia testa.
In realtà so cosa cerco e cosa voglio. Non ho paura. Ho preso delle decisioni.
I piedi mi portano diretti a casa, l’unico grande rifugio dove ci sono le persone che amo e incontro la felicità”.

 

E’ stato come se il lavoro di cut-up permettesse a questo bel gruppo di persone con cui avevo lavorato di sostenermi in una scelta difficile ma decisiva:

con i loro piccoli pezzettini mi stavano aiutando ad andare oltre, consapevolmente, con gli occhi sempre fissi sulla meraviglia che crea questo strumento di lavoro.

Augusta Calzolari

 

 

 

LA MIA VITA

Un’energia si avvicina.
Suona una musica sconosciuta che
tutti hanno bisogno di ascoltare.
Il ricordo,
la storia respinta,
la mia vita.