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Category: Contributi

Counseling esistenziale e Metodo Caviardage® negli interventi di aiuto alla Persona

Counseling esistenziale e Metodo Caviardage® negli interventi di aiuto alla Persona

 Autore: Dott.ssa Valeria Salsi, counselor esistenziale, consulente filosofico, formatrice Metodo Caviardage®.

Mai come ai giorni nostri i bisogni spirituali, in particolare problemi inerenti al mantenimento di significatività, pace e speranza, sono una rilevante necessità per l’essere umano. Chiunque operi nell’ambito della relazione d’aiuto avrà senza dubbio registrato negli ultimi anni una crescente richiesta di interventi che supportino individui in profondo stato di “crisi” nel fronteggiare la sofferenza spirituale, la demoralizzazione, la perdita di speranza e di significatività.

Molti anni fa ormai, ho scelto di dedicare il mio lavoro alla “cura” della Persona, cercando nei limiti delle mie possibilità, di comprendere nel profondo quali strumenti potessero rispondere al meglio alla richiesta di aiuto nella ricerca del Senso che ogni esistenza, unica, irripetibile e irriducibile riveste per ciascuno di noi. Il modello teorico-filosofico al quale faccio riferimento nella mia professione è l’Antropologia neo-Esistenziale, nella quale si inserisce la pratica del Counseling esistenziale logoanalitico integrato con strumenti dell’Arteterapia e con il Metodo Caviardage® con i quali offro la mia proposta di intervento.

Ad oggi posso senza dubbio affermare di avere avuto alcuni interessanti riscontri che condivido in questo breve lavoro. Per quanto mi riguarda, la ricerca e la sperimentazione è ancora in atto ed anche questo contribuisce a rendere entusiasmante il mio operato.

Rispondere ai bisogni spirituali: il contributo dell’Antropologia neo-Esistenziale e della Logoterapia

“L’Antropologia neo-Esistenziale si interessa dell’Uomo-in-quanto-Singolo. Della umanità dell’uomo prende in considerazione la specificità della assoluta singolarità e non-riducibilità (e, quindi, della incomparabilità, unicità e peculiarità). Si pone dall’angolo visuale dell’esistenza piuttosto che dell’essenza. Non nega o contesta l’essenza dell’uomo, ma la considera realizzata (compiuta: portata-a-termine) attraverso i singoli-atti-esistentivi. La sua essenza, il Singolo (in quanto tale) la realizza attraverso il proprio-specifico-esistere. Ed il suo esistere (ex-sistere) non può che essere (appunto) “suo”; ossia unico, irripetibile, incomparabile, irriducibile”[1]. In questo ambito si inserisce l’apporto fornito dalla scuola psicoterapeutica di Viktor Emil Frankl[2], con il suo approccio teorico (Analisi Esistenziale) e clinico (Logoterapia).

La Logoterapia non si rivolge tanto ai conflitti istintuali, quanto alle dimensioni psico-noetiche che sono alla base dell’apparato motivante della personalità, affinché questa possa ritrovare il senso (il logos, cioè “il fattore spirituale in cui è custodito il significato che il soggetto cerca di dare alla propria vita” [3]) della sua esistenza, facendo emergere le possibilità rimaste fino allora inattive.

Nel pensiero di Frankl l’uomo è per sua natura spirituale: “In realtà, l’uomo è libero e responsabile, e questi costituenti della sua spiritualità, cioè la libertà e la responsabilità, non devono mai essere oscurati da ciò che si chiama cosificazione e spersonalizzazione dell’uomo[4].

Frankl fonda le sue considerazioni sul presupposto che l’uomo può ammalarsi sul piano somato-psichico, ma che non può ammalarsi nella sua dimensione noetica.

Avere un atteggiamento nei confronti dei fenomeni somatici e psichici «implica il sollevarsi al di sopra del loro livello, e schiudere una nuova dimensione, quella dei fenomeni noetici: la dimensione noetica, in contrapposizione alla dimensione biologica e a quella psicologica. Questa è la dimensione in cui sono localizzati i fenomeni esclusivamente umani»[5]. L’uomo mortifica la dimensione noetica nel momento in cui riflette solo su se stesso o rigetta se stesso ma anche ogni qual volta fa di se stesso un oggetto, o crea obiezioni a se stesso e, ancora, quando si mostra conscio di se stesso e fa esibizione del suo essere cosciente. Essere conscio, difatti, consiste nella capacità, da parte dell’uomo, di innalzarsi al di sopra di se stesso giudicando e valutando i propri atti in termini morali ed etici.

L’uomo riesce a trovare il significato della sua vita attraverso la realizzazione dei valori, che possono essere di creazione, di esperienza e di atteggiamento, e che, in ordine rispettivamente crescente, conferiscono dignità alla sua umanità. Egli manifesta la sua umanità “solo emergendo nella dimensione noetica, ovvero trascendendo se stesso”[6]. L’auto-trascendenza, intrinseca all’essere umano, mette in relazione ciò che è più vasto dell’individualità e dei bisogni del Singolo e dà un significato all’esistenza di ciascuno.

Infatti l’uomo, secondo Frankl[7], può autodistanziarsi da una situazione ed anche da se stesso. In tal modo, oltre ad essere capace di scegliere il suo atteggiamento nei confronti di se stesso, assume una posizione chiara e ben definita nei confronti dei suoi condizionamenti e determinismi somatici e psichici. Ciò che conta non sono le caratteristiche, gli stimoli e gli istinti del nostro carattere ma l’atteggiamento che noi abbiamo nei loro confronti. È proprio questa capacità che rende l’uomo diverso dall’animale.

Secondo questa prospettiva e nell’ambito degli interventi di Counseling Esistenziale, fornire alla Persona strumenti in grado di favorire tali auto-distanziamento e auto-trascendenza diventa un fattore di rilevante importanza. Tra gli strumenti di notevole interesse ed efficacia, integrabili nel lavoro di counseling, si inserisce a pieno titolo il Metodo Caviardage® di Tina Festa, un metodo di scrittura creativa poetica che consente a ciascuno di realizzare un “viaggio” dalla superficie alla profondità dell’esistenza per arrivare a contattare il nucleo dell’identità autentica.

Metodo Caviardage® e Counseling: affinità di approccio

Il Metodo Caviardage®  (MC) nasce come un metodo didattico di scrittura creativa poetica circa sei anni fa ad opera di Tina Festa, docente di scuola primaria, esperta di didattica e di laboratori esperienziali.

Inizialmente il Metodo, che racchiude diverse tecniche di scrittura creativa poetica che aiutano chi vi si dedica a scrivere poesie e pensieri non partendo da una pagina bianca ma da testi già scritti, si inserisce, a livello tecnico, nel movimento di arti visive della Found Poetry, ma, grazie alla sua versatilità e alle sue potenzialità, se ne distacca subito diventando un metodo didattico applicabile in campo scolastico e un metodo di supporto nell’ambito delle professioni nella relazione di aiuto.

L’idea di applicare tale metodologia nell’ambito della relazione di aiuto alla Persona è nata dalle prime sperimentazioni applicative in contesti educativi e riabilitativi, in abbinamento ad altre tecniche, principalmente, ma non solo, nel settore delle Artiterapie.

Successivamente tali applicazioni sono state ampliate con l’ingresso del MC in altri settori: psicologia, psicoterapia, counseling, pisco-pedagogia, educazione, ecc.

Il procedimento alla base del Metodo è, come in molte delle professioni di aiuto sopra citate, di tipo “maieutico”, cioè aiuta la persona a trovare dentro di sé risorse, talenti e possibilità per dare risposta al proprio disagio.

Inoltre, sia il Counseling che il MC propongono processi che implicano una relazione in cui da parte dell’operatore viene operata la sospensione del giudizio (epochè). Mentre nel Counseling, il processo maieutico si esplica attraverso il colloquio finalizzato al chiarimento, all’ampliamento e alla ricalibrazione della mappa di orientamento esistenziale della Persona, nel MC tale processo avviene con la ricerca delle parole che colpiscono e risuonano nella Persona e con la cancellazione di ciò che non è in connessione con il sentire del momento, con il “qui ed ora”. In entrambi i casi i processi conducono l’individuo al contatto con il proprio Sé, con la propria Vera Essenza e divengono strumenti utili per chiarire e risolvere un eventuale disagio esistenziale e rendere la propria esistenza più autentica e appagante.

 

La dimensione “terapeutica” dell’incontro

Ancora qualche considerazione sugli interventi basati su questo approccio integrato. Riprendo altri aspetti del pensiero frankliano, condivisi con quelli espressi da alcuni esponenti della Filosofia Esistenziale, che possono fornire interessanti spunti di riflessione per l’operatore che svolge la sua attività nell’ambito della relazione di aiuto e della cura alla Persona. Scrive Ferdinando Brancaleone[8]: “per molti aspetti, la Logoterapia e l’Existenzanalyse (con tali denominazioni è divulgato l’approccio teorico-clinico frankliano) possiede punti di contatto con l’approccio filosofico esistenziale di Karl Jaspers più che con quello di Martin Heidegger”. Citando Fizzotti[9], Brancaleone prosegue: “Per Jaspers, il segno caratterizzante del nostro tempo […] consiste nella perdita, da parte dell’uomo di se stesso […]. Si richiede, pertanto, un ritorno su se stesso a livello profondo. Un ritorno però che, superando l’immanenza del mondo fenomenico, deve attingere il trascendente, perché solo ad un tale livello l’esistenza riconosce se stessa. In tal modo appare chiara la differenza tra l’esistenza di Heidegger e quella di Jaspers, così come è stato rilevato da Frankl. […]. Se Heidegger accentua l’esistenza come qualcosa in cui siamo costretti, in cui siamo gettati, Jaspers sostiene che l’esistenza ci viene offerta dalla trascendenza”. Mentre per Heidegger l’esistenza coincide con la presenza, “[…] circoscritta e limitata nella temporalità e spazialità”[10], per Jaspers “[…] l’esistenza è una presenza che trascende la situazione”[11], è “[…] l’essere se stessi che si rapporta a se stesso, e, in ciò, alla trascendenza, attraverso la quale si riconosce come dono e nella quale si fonda”[12]. E, per Frankl, è appunto “la concezione dell’esistenza come dono a consentire di considerare la vita come compito”[13]. Tale compito che ogni esistenza, specifica, unica ed irripetibile ha “[…] non è qualcosa di generale, di valido per tutti e per ognuno, di permanente in ogni tempo, ma varia da uomo a uomo, perché corrisponde all’unicità e all’individualità di ciascuno”[14].

Aiutare un uomo a ritornare alla propria esistenza, significa aiutarlo a percepire “[…] il campo vasto delle possibilità che gli si offrono da realizzare e che costituiscono effettivamente una sfida”[15].

Personalmente ho assistito in più di un’occasione questo “ritorno alla propria esistenza”. Uno degli strumenti che mi ha permesso di verificare tangibilmente questo straordinario “viaggio” che ogni essere umano è in grado di compiere, è stato proprio il Metodo Caviardage®. Alcuni caviardage (pagine di poesie e pensieri ottenuti dagli utenti attraverso l’applicazione del Metodo), hanno dimostrato chiaramente i punti di partenza e di arrivo di un lavoro profondo svolto su di sé, con una rinnovata consapevolezza, stimolata dal connubio con gli strumenti del Counseling esistenziale e della Logoanalisi. Il MC mi ha permesso in più di un’occasione di “scattare un’istantanea” di un momento di trasformazione e di presa di coscienza del cambiamento. Altre volte ha costituito un punto di partenza che mi ha consentito di evidenziare quali aspetti fossero maggiormente rilevanti nel percorso insieme alla Persona che a me si era rivolta per una richiesta di aiuto. “Illumina le parole che ti chiamano” è il motto che Tina Festa ha pensato per condensare il significato che il suo Metodo racchiude. Illuminare le parole significative per la Persona nel suo “qui ed ora”, rappresenta il primo passo verso una presa di coscienza di Sé, del proprio stato. Da quelle parole “illuminate” è possibile partire per “rischiarare” la propria situazione esistenziale ed a quelle parole luminose è possibile affidare il messaggio della propria Anima.

Concludo con una riflessione. Parlando del rapporto tra medico e paziente, Frankl afferma che esercitare il mestiere di uomo è ciò che accomuna entrambi, quando il rapporto si trasforma in un incontro tra uomo e uomo. E questo essere in modo duale insieme nell’amore, tratto che Frankl condivide con Binswanger[16], il padre dell’Antropoanalisi (Daseinanalyse), a mio avviso dovrebbe essere valido per tutti i professionisti che operano nell’ambito della relazione di aiuto.

Il mio desiderio più grande è quello di avere la possibilità di applicare l’integrazione di questi strumenti così efficaci e “potenti” in tutti gli ambiti dove vi sia necessità di portare questo messaggio.

BIBLIOGRAFIA

ARIETI S., Creatività La sintesi magica, Ed. Il Pensiero Scientifico, Roma,1979

BANDLER R., J. GRINDER, La struttura della magia, Astrolabio, Roma, 1981

BARTOLOTTA P. G., Manuale di arte terapia poetica, Ed. EdUP, Roma, 2003

BRANCALEONE F., Existentia. Rassegna storico-critica di Antropologia Clinica ad indirizzo esistenziale, OFB Editing, Napoli, 2004

BRANCALEONE F.,  BUFFARDI G., Manuale di counseling esistenziale, ed. SEAM, Roma, 1999 BRANCALEONE F., BUFFARDI G., TRAVERSA G., Helping. Le professioni d’aiuto: dall’antropologia esistenziale alla consulenza filosofica, Edizioni  Melagrana, S. Felice a Cancello, 2008.

FESTA T., Il Metodo Caviardage®, cercare la poesia nascosta, ed. Altrimedia,  Matera, 2015.

FIZZOTTI E., Angoscia e Personalità, Ed. Dehoniane, Napoli, 1980

FRANKL V., Un significato per l’esistenza, Città Nuova, Roma 1990.

FRANKL V., Fondamenti e applicazioni della logoterapia, SEI, Torino 1977.

FRANKL V., La sofferenza di una vita senza senso, LDC, Torino 1987.

RICCI BITTI E.P., Regolazione delle emozioni e artiterapie, Carocci Editore, Roma, 1988.

WATZLAWICK P., Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma 1971.

 

SITOGRAFIA

https://ricerchenoetiche.wixsite.com/ricerchenoetiche

www.metodocaviardage.it

[1] F. BRANCALEONE, “ANTROPOLOGIA NEO-ESISTENZIALE: tra Filosofia, Psicologia, Clinica e Ricerca”, Dasein Journal, March 21, 2018.

[2] Lo psichiatra viennese Viktor E. Frankl (26 marzo 1905 – 2 settembre 1997) è stato professore di neurologia e psichiatria all’Università di Vienna e professor of Logotherapy alla United States International University in California. E’ padre della Analisi Esistenziale e fondatore della Logoterapia, definita da alcuni autori come “la terza scuola viennese di psicoterapia”.

[3] V.E. FRANKL, “Teoria e terapia delle nevrosi (1956)”, Morcelliana, Brescia, 1978, p. 12.

[4] Viktor E. Frankl, “Pychotherapy and Existentialism: selected Papers on Logotherapy” , 1967, p. 66. La traduzione è di D. Bruzzone in “Autotrascendenza e formazione. Esperienza esistenziale, prospettive pedagogiche e sollecitazioni educative nel pensiero di Viktor E. Frankl”, Vita e Pensiero, 2001, pag. 193.

[5] V. E. FRANKL, Senso e valori per l’esistenza. La risposta della logoterapia, 1998, Città Nuova, Roma, p. 33.

[6] Viktor E. Frankl, “Pychotherapy and Existentialism: selected Papers on Logotherapy”, Paperback, 1967, p. 130. La traduzione è di D. Bruzzone in “Autotrascendenza e formazione. Esperienza esistenziale, prospettive pedagogiche e sollecitazioni educative nel pensiero di Viktor E. Frankl”, Vita e Pensiero, 2001, pag. 195.

[7] V. E. FRANKL, “Senso e valori per l’esistenza. La risposta della logoterapia”, Città Nuova, Roma, 1998, p. 33.

[8] F. BRANCALEONE, “Existentia. Rassegna storico-critica di Antropologia Clinica ad indirizzo esistenziale”, OFB Editing, 2004, p. 83. Vedi anche: F. BRANCALEONE, G. BUFFARDI, G. TRAVERSA, “Helping. Le professioni d’aiuto: dall’antropologia esistenziale alla consulenza filosofica”, Edizioni  Melagrana, 2008.

[9] E. FIZZOTTI, “Angoscia e Personalità”, Ed. Dehoniane, Napoli, 1980, p. 102.

[10] Ibid., p.102.

[11] Ibid, p. 102.

[12] K. JASPERS, “Existenzphilosophie”, W. De grate, Berlin, 1956, p. 17, cit. in Fizzotti E., op. cit., p. 102, cit. in F. Brancaleone, op. cit. p. 84.

[13] F. BRANCALEONE, “Existentia. Rassegna storico-critica di Antropologia Clinica ad indirizzo esistenziale”, OFB Editing, 2004, p. 84.

[14] E. FIZZOTTI, op. cit. p. 103, in BRANCALEONE F., op. cit. p. 84.

[15] E. FIZZOTTI, op. cit. pp. 102- 103, in  F. BRANCALEONE, op. cit. p. 84.

[16] Cfr. F. BRANCALEONE, “Existentia. Rassegna storico-critica di Antropologia Clinica ad indirizzo esistenziale”, OFB Editing, 2004, p. 94. Vedi anche: F. BRANCALEONE, G. BUFFARDI, G. TRAVERSA, “Helping. Le professioni d’aiuto: dall’antropologia esistenziale alla consulenza filosofica”, Edizioni  Melagrana, 2008.

 

 

Il Metodo Caviardage® e la sua integrazione nelle pratiche tradizionali Yoga.

Progetto curato da Paola Carpeggiani Insegnante Certificata Metodo Caviardage e Veronica Gambetti Insegnate Yoga titolare del Centro Yoga Padma Niketan di Mantova

Il centro Yoga Padma Niketan ha avviato un progetto  sperimentale di integrazione tra le pratiche tradizionali Yoga ed il Metodo Caviardage.

Oltre al progetto di laboratorio permanente di Meditazione e Metodo Caviardage, questa sperimentazione si inserisce anche a conclusione della pratica annuale di  SHANKA PRAKSHALANA .

La pratica di Shank Prakshalana, lavora su più livelli apportando benefici fisici, aumentando la chiarezza mentale e l’energia individuale  e aprendo la via alla percezione del Sè. Questi benefici sono amplificati dalla pratica del silenzio.

Shanka Prakshalana è una delle sei tecniche di purificazione menzionate nella Gheranda Samhita sotto il termine di Dhauti Varisara. Il termine è composto da SHANKA che significa conchiglia e PRAKSHALANA che significa lavare; indica il lavaggio completo dell’intestino, la cui forma è paragonata ad una conchiglia. Si pratica con acqua e sale.

Il Seminario di Purificazione organizzato dall’Associazione culturale “Yoga Padma Niketan” si svolge ogni anno nella settimana che precede la Pasqua.

Molte delle pratiche fisiche che vengono proposte sono descritte in un testo del XVII secolo che prende appunto il nome di Gheranda Samhita ed è uno dei testi tradizionali dello Hatha Yoga insieme all’Hatha Yoga Pradipika e allo Shiva Samhita. Tuttavia, essendo testi in larga misura, volutamente, criptici la preparazione ed esecuzione delle diverse pratiche è affidata alla trasmissione orale: così come proposte da Yoga Padma Niketan in questo seminario, sono state trasmesse dal Maestro Swami Yogeshwarananda Saraswati Maharaji a Lakshmi (Lucia Mincuzzi, sua discepola diretta) e da Lakshmi a Veronica Gambetti, insegnante di yoga e Presidente dell’Associazione.

Il Seminario di Purificazione è un percorso impegnativo sia sul piano fisico che mentale ed emotivo, poiché le pratiche di cui si fa esperienza agiscono sui diversi piani di esistenza e di coscienza: quello corporeo, quello energetico, quello mentale e quello spirituale.

L’intero percorso, comprensivo di una setimana di preparazine e dei tre giorni di residenziale, è sostenuto dagli insegnamenti degli Yoga Sutra attribuiti a Patanjali, e in particolar modo da tre Niyama (osservanze di tipo disciplinare e costruttivo che hanno la finalità di determinare dei mutamenti positivi nel carattere di coloro che intraprendono il sentiero dello yoga): Santosha, Sauca e Tapa.

Durante la settimana di dieta che accompagna al graduale digiuno si incontra più da vicino l’esperienza di SANTOSHA, ovvero l’ essere soddisfatti di ciò che si ha e non si ha (II. 42 santosa tanuttamah sukhalābhah / Dall’appagamento si ottiene la felicità suprema). Questo appagamento può essere conseguito attraverso la rottura delle abitudini e l’esperienza del non attaccamento.

La pratica di  Shanka Prakshalana e l’immersione nel silenzio e nella meditazione invitano a sperimentare il valore di SAUCA, la Purezza,  pulizia interna e esterna (II.40 sauca tsvanga-jugupsaparairasamsargah – Dalla purezza sorge un’indifferenza per il proprio corpo esteriore e un bisogno di ritrarsi in solitudine / II. 41 sattvasuddhi saumanasya aikagrya indriyajaya atmadarsana yogyatvani ca / Dalla purezza della mente sorge serenità, concentrazione, controllo dei sensi e chiara percezione del proprio Sé). TAPA sembrerebbe svolgere la funzione di indispensabile supporto a tutto il percorso, in quanto il termine si riferisce ad un’intera classe di diverse pratiche il cui fine è disciplinare e purificare il corpo fisico e quelli sottili e portare i veicoli del Sè sotto il controllo della forza di volontà (II.43 kayendriya-siddhir asuddhi-ksayat tapasah / La perfezione degli organi di senso e del corpo -consegue- dalla distruzione dell’impurità mediate l’ascesi).

A conclusione di tutto questo percorso psico-fisico e spirituale la pratica del Caviardage secondo il metodo di Tina Festa porta a condensazione ed a maggiore consapevolezza tutti quegli aspetti dell’esperienza trasformativa che la purificazione innesca attraverso la costruzione del componimento poetico e la sua realizzazione visiva.

Quale funzione può svolgere il caviardage prodotto all’interno di un tale contesto? Ovviamente possiamo solo formulare riflessioni sulla base dell’esperienza sinora compiuta, semplici spunti, angolazioni per uno sguardo verso la scoperta del potenziale di questo strumento di scrittura creativa poetica.

Il caviardage ottenuto, nel quale l’autore si esprime,  diviene oggetto di interazione profonda, il soggetto si vede riflesso nella propria opera e scopre di sé aspetti  spesso ignorati, spesso privi delle parole adatte ad essere appunto nominati e quindi riconosciuti come esistenti, da tenere in considerazione.

La relazione con il proprio caviardage è del tutto personale, può accadere che vi si scorga tutto quello che il percorso di purificazione ha permesso di lasciare andare, ciò che siamo stati, ciò che lasciamo alle spalle e che non siamo più.

Può anche accadere che il componimento contenga invece i germi di un cambiamento ancora in totale divenire, ancora sconosciuto ma reso possibile proprio dal travaglio che il percorso di purificazione  rappresenta, una vera rinascita sia simbolica che reale.

Altre volte ancora il soggetto intravede parti di sé o della propria vita mai pensati o incontrati prima o ancora parti che possono “non piacere” ma il cui contatto è necessario per procedere sempre più interi e completi nella propria vita, in questo caso ci avviciniamo molto al concetto di integrazione dell’ombra nel processo di individuazione in riferimento alla Psicologia Analitica di C.G. Jung.

Il Metodo Caviardage si offre a infinite applicazioni; per la sua semplicità e per la possibilità al tempo stesso di avvalersi di innumerevoli differenti tecniche, mantiene un’identità molto chiara legata alla definizione stabile delle fasi del processo attraverso il quale si attua  mentre è molto flessibile per quanto riguarda le modalità creative della parte estetico-visiva: per questo può coesistere, affiancare e implementare pratiche disparate (come in questo caso un’antica tradizione yoga) senza snaturarle o snaturarsi, ponendosi come valido strumento  al servizio della persona che percorre spesso con grande fatica, la via della ricerca di sé.

 

Per l’anno 2018 il seminario si terrà nei giorni 16-17-18 marzo presso il Centro in Bioedilizia Miripiri

Loc. Sborzani, Pigazzano di Travo (Piacenza).

 Per informazioni e programma di dettaglio:

Associazione culturale “Yoga Padma Niketan”

Viale Pascoli, 12 – Mantova

www.yogapadmaniketan.com

info@yogapadmaniketan.com

3474450784

 

Metodo Caviardage e Meditazione, il potere introspettivo e trasformativo delle parole ( progetto di laboratorio permanente)

Durante i mesi di Ottobre e Novembre 2017 si è svolto il primo ciclo di 4 incontri del laboratorio esperienziale “VAC parola vivente e Metodo Caviardage” in collaborazione con il centro Yoga Padma Niketan di Veronica Gambetti a Mantova.

Questa prima sperimentazione getta le basi per un progetto di laboratorio permanente che vede la combinazione del MC con la pratica meditativa secondo la tradizione  Yoga.

In particolar modo nel corso del laboratorio ci si è avvalse della tecnica meditativa afferente alla tradizione del tantrismo che prende il nome di Japa e che consiste nella ripetizione di sillabe o mantra. La parola ripetuta, con suono emesso o interiorizzato, diviene il mezzo tramite il quale sintonizzarci con le esperienze interiori più profonde (subconscio) attivando stati modificati di coscienza.

Durante le quattro serate passo per passo i partecipanti sono stati accompagnati alla pratica meditativa, utilizzando la sillaba OM recitata con modalità di emissione ogni volta diverse, ed alla sperimentazione pratica di differenti tecniche di cui si avvale il MC in particolare il caviardage con cancellazione base, il flusso di coscienza con cut up e poesia effimera  sempre a partire da uno stato di profondo ascolto di sé attivato dalla pratica meditativa. Le foto documentano la serata dedicata al cut up con flusso di coscienza.

Il gruppo stabile (a numero chiuso) di partecipanti ha compiuto un percorso via via sempre più integrato nella condivisione comune di un’esperienza di attivazione ed ascolto delle nostre parti psichiche, emotive e fisiche non sempre facili da cogliere ed esprimere neppure a noi stessi; ascolto che immediatamente trasforma la nostra condizione già per il fatto di essere portata a coscienza grazie al processo insito nel Metodo Caviardage.

Così la parola nella scrittura creativa poetica del MC diviene occasione creativa di espressione profonda, soprattutto di quegli aspetti di noi stessi spesso in ombra o silenti che giacciono nel profondo nonché nel corpo e difficilmente accessibili, spesso separati tra loro, permettendo lo stabilirsi di un rapporto vitale tra gli stati di coscienza più profondi attivati dalla meditazione e quelli più vicini alla coscienza ordinaria sempre rinnovata , rivitalizzata ed arricchita da occasioni di  contatto  mediato e quindi sostenibile con “l’altra “ parte di noi.

Il Progetto intende dare continuità alla sperimentazione ed all’osservazione dei processi  espressivi e trasformativi, sia individuali che di gruppo, resi possibili dal connubio tra MC ed una pratica di modificazione dello stato di coscienza quale è la meditazione nella millenaria tradizione dello Yoga.

E’ già in programma il secondo ciclo di quattro incontri per Febbraio -Marzo 2018; la partecipazione a tutti e quattro gli incontri è propedeutica all’accesso al laboratorio mensile avanzato. Per approfondimenti e contatti dr.carpeggiani@gmail.com / info@yogapadmaniketan.com

 

 

Con il Metodo Caviardage alla ricerca del nostro Bambino Interiore

 

Come psicologa e psicoterapeuta sono alla continua ricerca di strade percorribili per aiutare le persone a contattare il proprio Bambino interiore, come stanza psichica che, secondo la teoria dell’Analisi Transazionale, ospita pensieri, emozioni e comportamenti appresi e custoditi a partire dalla nostra infanzia.
Entrare in questa stanza significa entrare in contatto con le convinzioni e le idee che ci hanno permesso di scrivere il nostro Copione. Considerando che tutto questo, nei primi anni di vita lo facciamo in modo non consapevole, la chiave per aprire questa porta non è immediatamente a nostra disposizione, il Metodo Caviardage mi ha offerto un semplice, ma potente mezzo per aiutare le persone a stare in contatto con il proprio sentire autentico, spontaneo e libero.
Nel Corso Base che si è concluso poche ore fa, a San Felice sul Panaro in provincia di Modena, ho accompagnato le persone a “viaggiare nelle proprie terre di dentro” con lo scopo di prendere per mano la creatività, l’intuizione e il tempismo del Piccolo Professore che proprio la stanza psichica del Bambino abita da tempo.

Visitare questo luogo ha permesso alle persone di scorgere la bellezza della vita che si nasconde anche dietro il grande dolore. L’attivazione emotiva, realizzata attraverso le parole di protezione che Benigni nel film “La vita è bella” utilizza per mostrare al piccolo figlio una realtà fantastica che lo protegga dal dolore della vita del campo di concentramento, ha dato il via al viaggio interiore del secondo modulo del Corso Base. Ognuno ha qui contattato le proprie emozioni e ha realizzato un flusso di coscienza sulle note della canzone di Mengoni “Onde” poiché l’acqua rappresentava, in questa parte del Corso, un elemento ricorrente e ha fatto da sfondo al pomeriggio insieme. Le onde del mare e l’acqua in cui le stesse sono protagoniste, rappresentano un simbolo di libertà e ritmo, in quanto il loro fluire costante permette di cogliere armoniose geometrie emotive; non a caso le musiche per il rilassamento proprio al mare fanno appello e spesso il mare rappresenta un luogo sicuro dove portare la propria mente a navigare.
Dal mare alla pentola in cui mettere a “bollire” le proprie parole, insieme a quelle degli altri, per poi trovarsene un mestolo nel “piatto di lavoro”. Parole pronte per essere scelte dagli occhi del cuore e adatte a descrivere gli ingredienti del benessere individuale. Così dal flusso di coscienza al cut-up con il Metodo Caviardage l’idea che le parole possano essere un dono per descrivere i propri paesaggi interiori, ha animato il viaggio di ognuno.

Le parole come dono sono state l’ingrediente anche durante la pausa, nella quale l’acqua calda ha accolto i fiori caramellati per una dolce tisana e durante la pausa stessa ogni partecipante ha scritto alcune parole luminose, prese dai propri vissuti e le ha regalate al gruppo per la realizzazione di un componimento poetico di gruppo, tenendo come base la tecnica del cut-up, secondo il processo del metodo caviardage, dove chi voleva poteva spostare i fogli per dar vita ad una prospettiva diversa e prendersi il potere di “mescolare” le parole a proprio piacimento.
Infine poi lo sfondo del mare ha animato la poesia effimera, nella quale sabbia e conchiglie hanno permesso ad ognuno di donare ad un componente del gruppo la propria poesia, che durava il tempo della lettura e della foto, prima di essere cancellata dall’onda di una nuova mano pronta a scegliere parole per sistemarle sulla scintillante sabbia profumata e piena di sassolini profumati.
In questo viaggio la libertà di espressione, l’apertura e la leggerezza, insieme alla gentilezza hanno fatto da sfondo ad uno stare insieme semplicemente vero che ha permesso di toccare, nel profondo del cuore, emozioni condivise.
E…con questo componimento poetico di gruppo si è concluso tra sorrisi e dolci parole di saluto il Corso Base nel quale ognuno ha provato a prendere per mano il proprio Bambino interiore per scoprire insieme la chiave del proprio benessere che vede nell’autenticità del tempo presente, l’ingrediente elettivo dell’armonia emotiva individuale.

Elisa Malaguti

Le parole degli altri. Augusta Calzolari si racconta.

Le Parole degli Altri

Mi chiamo Augusta e sono un’insegnante certificata in Metodo Caviardage.

In una domenica di novembre ho condotto un laboratorio di Metodo Caviardage presso l’Associazione Fiumana che a Ferrara organizza eventi per rivalorizzare il fiume Po.

Durante la navigazione lungo un braccio del fiume che attraversa una parte centrale della città, abbiamo utilizzato una delle tante tecniche del Metodo Caviardage per creare una poesia a partire da un testo già scritto, il flusso di coscienza.

La giornata era stupenda ed è stato molto emozionante scorrere e osservare luoghi noti che percorriamo tutti i giorni, da una prospettiva insolita e riversare il flusso di pensieri sul foglio.
Avevo dato dei fogli azzurri su cui scrivere le proprie emozioni guardando il paesaggio e ascoltando la propria voce interiore e qualcuno me ne ha chiesti addirittura tre riempiendoli di parole e lavorando molto intensamente.
Dopo la navigazione abbiamo iniziato a lavorare in una bellissima sala che si affaccia sulla Darsena dove, attorno ad un enorme tavolo, una ventina di persone di tutte le età hanno creato un cut-up con con il processo del Metodo Caviardage di Tina Festa,  tagliando i fogli e dando una forma poetica alle emozioni scritte durante il viaggio in barca.
I risultati sono stati tutti davvero belli, profondi.

Nel passare al lavoro successivo qualcuno non ha eliminato le parole che non le servivano più ma le ha  messe via, portandole con se. Questo è un aspetto molto interessante dell’attività con il flusso di coscienza: una persona che ha frequentato un corso con me mesi fa conserva ancora tutte le parole avanzate dal suo primo lavoro nel portaocchiali e le custodisce gelosamente.
Qualcun altro invece di solito non sente questa esigenza e le butta via. A me viene spontaneo raccoglierle e così ho fatto durante la navigazione.
Ho raccolto tutti questi bellissimi pezzettini azzurri pieni di parole scritte con penne e calligrafie diverse e li ho portati a casa con me.
Nei giorni successivi quei pezzettini azzurri continuavano a guardarmi dal sacchetto e io sentivo di voler fare un riassunto poetico di quella giornata.
In quei giorni però stavano accadendo dei grandi cambiamenti nella mia vita dal punto di vista lavorativo e tutto questo mi si è rivelato quando li ho presi in mano.
Li ho rovesciati e casualmente ho rovesciato le prime due parole a portata di mano scritte da chissà chi: nebbia e macchina, che buffo… due parole che non c’entravano proprio nulla con la gita in barca in una giornata di sole ma che invece erano perfette per me in quei giorni in cui avevo deciso di abbandonare un lavoro che mi teneva troppo in macchina e nella nebbia.
Queste due parole erano casuali ma mi stavano inviando un messaggio molto preciso e mi hanno aperto le porte a qualcosa altro: un lavoro fatto scegliendo altre parole,  consapevolmente, seguendo l’immagine che si era andata formando dentro di me, sull’onda di emozioni legate al momento presente ma che risentiva anche del lavoro del gruppo.
In alcuni casi ho composto delle parole utilizzando le parti di altre parole e quelle che sono nate dall’unione di calligrafie diverse sono diventate ancora più importanti per me.

 

 

La poesia che mi è venuta fuori da tutti quegli avanzi e che ho composto su un album a fisarmonica è:

 

“Sola in macchina nella nebbia
dietro il finestrino sto guardando dei gabbiani nel cielo sopra il mare.
C’è più freddo di quanto pensassi.
Io sono denudata dalle emozioni della vita ma mi piace come gira la mia testa.
In realtà so cosa cerco e cosa voglio. Non ho paura. Ho preso delle decisioni.
I piedi mi portano diretti a casa, l’unico grande rifugio dove ci sono le persone che amo e incontro la felicità”.

 

E’ stato come se il lavoro di cut-up permettesse a questo bel gruppo di persone con cui avevo lavorato di sostenermi in una scelta difficile ma decisiva:

con i loro piccoli pezzettini mi stavano aiutando ad andare oltre, consapevolmente, con gli occhi sempre fissi sulla meraviglia che crea questo strumento di lavoro.

Augusta Calzolari

 

 

 

Il Metodo Caviardage per una scuola che si apre alla Bellezza.

Il Metodo Caviardage per una scuola che si apre alla Bellezza.

Di Giovanna Palumbo

responsabile area didattica Metodo Caviardage

“Nessuno ama ciò che lo costringe a fuggire” (Daniela Lucangeli);

“Combattere il nostro star male generico con il nostro star bene a scuola “ (Daniela Lucangeli);

“Il sogno di un’altra scuola” (Eraldo Affinati);

“La scuola è un serbatoio di strumenti per contrastare la paura, l’incertezza, il risentimento. La scuola è uno straordinario moltiplicatore” (Benedetta Tobagi);

“La scuola tratta le cose più belle del mondo” (Franco Lorenzoni).

Queste sono solo alcune delle frasi trascritte, nei giorni passati, sul mio taccuino degli appunti, frasi e pensieri pronunciati dai relatori presenti in quella macchina immensa e complessa che prende il nome di Convegno Erickson. Quest’anno è stata affrontata la tematica della Qualità dell’Inclusione. Quest’anno c’eravamo anche NOI del Metodo Caviardage.

Scuola, Inclusione, Metodo Caviardage.

Partiamo dalla scuola, riprendendo il grande Franco Lorenzoni:
“La scuola tratta le cose più belle del mondo”.

Questa frase mi piace davvero, esprime semplicemente una grande verità. E’ una frase che valorizza, che identifica, che moltiplica. In questo spazio vorrei proprio questo, ricordare che la scuola è un contenitore di bellezza, o per lo meno, dovrebbe esserlo.

Ma la scuola dovrebbe essere anche inclusione, dovrebbe proporre una didattica aperta e flessibile, accogliere, offrire diversi modi di apprendere, cambiare il curricolo, proporre un’offerta sulle competenze molto diversificata.

Uso il condizionale perché, pur essendo un contenitore di bellezza, a volte la scuola ristagna in un malessere che offusca e richiude.

Avrebbe bisogno di fiducia, perché l’apprendimento è fiducia (il maestro Lorenzoni torna ad ispirare), ma la fiducia dovrebbe essere estesa a tutti livelli, a tutti coloro che operano nel mondo della scuola: alunno/insegnante, insegnante/alunno, insegnante/insegnante, insegnante/genitore, genitore/insegnate, educatore/insegnante, insegnante/educatore, e così via, fino ad arrivare alle alte sfere. Un elenco di persone lunghissimo in continua e reciproca relazione.

L’insegnante però rimane la chiave di volta.

L’insegnante ha bisogno di stimoli, di strumenti, di metodologie per ritornare ad avere fiducia, per riprendersi il ruolo dello “scolaro saggio, cioè del maestro che tutta la vita si interroga” (F. Lorenzoni).

A Rimini gli stimoli sono stati molti. Si è parlato della necessità di abbandonare una didattica stantia per andare incontro con un sorriso alle esigenze di ciascuno e di tutti, si è parlato della necessità di proporre bellezza agli studenti più fragili e di conseguenza a tutti. Le idee ispiranti, la passione del fare, il desiderio di cambiamento condiviso erano palpabili.

A Rimini c’eravamo anche Noi del Metodo Caviardage, Tina Festa con tutti i suoi formatori i quali, attraverso il Metodo, propongono un punto di vista altro che si colloca perfettamente in questa ottica di rinnovamento.

– A scuola docenti e studenti possiamo riprnderci il cielo. Ora è il momento – Caviardage di Tina Festa.

È indubbio che il Metodo Caviardage è perfettamente inserito in questi solchi già tracciati e può dare il suo contributo per migliorare la scuola e la società in cui viviamo.

Il Metodo accoglie, include, gratifica, espande. Mette al centro l’alunno nella sua individualità, anche attraverso la cooperazione.

Il Metodo è progettazione che nella sua insita natura prevede la valorizzazione di abilità diverse. Il METODO è DEMOCRATICO! Lo voglio sottolineare. Contiene in sé il concetto di universalità e di equità di cui si è tanto discusso a Rimini.
Per questo mi rivolgo ai formatori, agli insegnanti e anche a coloro che non operano direttamente nel mondo della scuola. Considerate questo cambiamento e diventatene parte fondante.

“Fate baccano” (Don Milani)

 

 

LAVORI NELLA SCUOLA E SEI INTERESSATO AL METODO CAVIARDAGE?

  • Sei un docente e vuoi proporre laboratori di Metodo Caviardage nelle tue classi?

Contatta l’insegnante certificato in Metodo Caviardage più vicino? Qui la mappa.

  • Sei un docente e vuoi frequentare un corso per poter poi proporre il Metodo Caviardage in classe in autonomia?

Contatta un formatore Leader in Metodologia Caviardage nella didattica scolastica: qui l’elenco  oppure scrivici : metodocaviardage@gmail.com

  • Sei un dirigente scolastico e vuoi proporre un corso di aggiornamento in Metodologia Caviardage nel tuo Istituto? invia una email a metodocaviardage@gmail.com

 

Angela Morgese: poesia e parole per rinascere.

Ottobre, il mese in cui la natura si prepara ad accogliere il freddo dell’inverno, si spoglia e facendolo lascia dietro di sé dei colori spettacolari, passando dal verde dell’estate ai colori caldi dell’autunno.
Il calore, quello che ognuno di noi cerca. Il calore di un abbraccio, il calore di un sorriso, il calore delle parole. Parole a volte di conforto, a volte di incitamento ad andare avanti, parole che non riserviamo mai a noi stessi, troppo presi dal quotidiano che ci soffoca, da una vita piena a volte di cose e non di ascolto.
L’ascolto è quello che ci dobbiamo regalare, ascoltare noi stessi prima di ascoltare chi abbiamo intorno.
Due anni fa ero in un momento in cui sentivo il bisogno di ascoltarmi e ho partecipato ad alcuni laboratori dove abbiamo dato voce al nostro sentito, scoprendo un modo per far emergere ciò che portavo dentro, il mio sentito inascoltato.
Parole emergevano da un testo scelto a caso fra tanti, un testo altro, scritto non aveva importanza da chi. Parole, solo alcune, che assumevano un significato diverso, che mi occorrevano per scrivere di me. Parole che descrivevano il mio momento, ciò che stavo vivendo e in quelle parole mi sono ritrovata.
Durante uno di questi laboratori c’è stato il mio primo casuale incontro con il Metodo Caviardage di Tina Festa®, qui è iniziata la mia ricerca per saperne di più: ho capito che quella era una via per dare a chiunque la possibilità di contattarsi, così come era successo a me. Perciò non mi sono accontentata di utilizzarlo per il mio ben-essere ma ho voluto approfondire fino a diventare formatrice e ora posso diffonderlo a mia volta.
Quello che ho imparato è che davvero spesso noi, pur così vicini alla nostra anima, ne siamo lontanissimi… Il Metodo Caviardage di Tina Festa® fa emergere ciò che abbiamo dentro, le nostre emozioni.
Nei miei laboratori mi propongo di seminare la bellezza e aiutare gli altri a farlo, contaminandoli e guidandoli nella ricerca della strada per arrivare ad ascoltare loro stessi.
La mia guida permette, attraverso il Metodo, di lasciar andare la parte razionale e farsi guidare dal cuore nella ricerca delle proprie parole in un testo che qualcun altro ha già scritto, senza la preoccupazione di dover riempire un foglio bianco, si leggeranno le parole in modo veloce senza dover capire il senso del testo nel suo insieme, si sceglieranno solo le parole “sentite” che ci risuonano in quel momento, che in qualche modo ci riguardano, ci rappresentano. Quelle parole scelte verranno usate per creare piccoli capolavori che saranno le nostre Poesie del Cuore, i messaggi che ci arrivano dalla nostra anima e che abbiamo il compito di ascoltare.
Quindi, per concludere, accogliamo l’autunno, prepariamoci all’inverno e regaliamoci la possibilità di ascoltarci.

A novembre partirà un ciclo di tre laboratori al Centro Culturale Il Pertini di Cinisello Balsamo www.ilpertini.it, per iscrizioni scrivete a: ilpertini@comune.cinisello-balsamo.mi.it

Schiudere porte (color amaranto) col Metodo Caviardage

 Train de vie

A Porta Susa dietro ai sorrisi
i fremiti irosi del tuo collo
scomodo nel guinzaglio di una collana
toglitelo e libera le sue corde
in smorfie di stridenti cacofonie
Dopo il museo del cinema
il tuo sorriso non sarà più di plastica
e le borse sotto agli occhi riaccesi
amiche diventeranno nel fluire
delle parole e delle risate.
Mi piacerebbe che le donne giraffa
respirassero attraverso le tele di Modigliani
in un film girato sul treno della vita
e dopo l’albergo delle donne tristi
guarite tornassero da Porta Nuova

(Enrica Paternoster)

Ho scelto di tenere il mio primo corso base di Metodo Caviardage a Torino, città che adoro perché ogni volta che ci vado succede qualcosa di magico ed anche questa volta la magia si è ripresentata.Intanto trovarsi nel piccolo ma ricco atelier di Amaranto è già un’esperienza unica, l’ingresso richiama quello di una libreria o cartoleria d’altri tempi, pavimenti rétro, un’atmosfera vagamente bohémienne, riviste, locandine originali di eventi, un cavallino a dondolo sbucato da chissà quale soffitta, manichini black&white, un abat-jour, una lampada di sale, colori, materiali artistici ben riposti, libri che vorrei avere nella mia libreria, opere d’arte, l’angolo del caffè con quel profumo che si mescola all’odore delle pitture e della carta stampata vecchia non per questo sgradevole, anzi, mista al profumo di incenso…insomma un luogo accogliente che già ti sollecita i sensi da solo, con il MC poi ci vai a nozze, entri in mondo incantato dove ti senti come nel favoloso mondo d’Amélie.

Arrivare in anticipo per allestire la sala, cosa che faccio d’abitudine, si è trasformato in un’esperienza multisensoriale ed emozionante, ritrovare una compagna d’atelier d’arteterapia che non vedevo da anni è stato come cancellare il tempo. Cronos o kairos? Direi proprio kairos, il tempo interiore, quello che serve per sintonizzarsi con l’anima e ciò che ci vuole regalare, “sentirsi a casa”. Portavo con me un tesoro prezioso; anni prima in un atelier di formazione, avevo ricevuto un manufatto, una collana,  e mi pareva il minimo riportarla alla luce li, a ricreare una “bolla sospesa nel cuore”, al tempo stesso ero lì a tenere un corso di poesia creativa, proprio a Torino e quindi la mia presentazione l’ho fatta in poesia, parole nate proprio di ritorno in treno da questa città anni fa. Ero nel luogo giusto con il corso giusto, parole e immagini a disposizione, la mia passione, lingue e linguaggi espressivi lì pronti a metterci in contatto con le nostre emozioni, andando a creare uno spazio di ascolto, prima di sé e poi degli altri partecipanti.

Il MC è un ottimo strumento e i cuori dei partecipanti, tutte operanti nella relazione d’aiuto come counselor, arterapeute, educatrici tranne l’unico uomo presente (fortunato ?!) si sono subito sintonizzati. Complice un ritaglio; per trovare ispirazione prima di un incontro creativo lavoro sempre creando a mia volta qualcosa, per questa occasione avevo realizzato dei piccoli caviardage da articoli di quotidiani e cut up. Mentre li assemblavo incappai nella scritta AMARANTO, in rosso, ecco mi dissi, sono sulla strada giusta, con mia sorpresa ne ebbi la conferma quando raccogliendo da terra il ritaglio mi resi conto che dietro c’era la parola “curarsi”, ero nel flusso, ad Amaranto quel giorno ci siamo tutti presi cura di noi stessi, ci siamo ritagliati una giornata di formazione, acquisizioni teoriche, applicazioni pratiche, esercitazioni, (supportati dalla visione di un video e dall’ascolto di brani musicali soprattutto ho condiviso coi partecipanti quell’ unico e irripetibile primo incontro col metodo con la realizzazione del primo caviardage (guidati da un formatore) ed è stato per me emozionante sentire i distillati poetici e “sentire” di pancia le emozioni suscitate, meravigliarmi di alcune parole illuminate e illuminanti. Conosco per esperienza personale la potenza di questo metodo ma vederla ripresentarsi ogni volta puntualmente mi lascia sempre di stucco e grata di averlo incontrato e di divulgarlo perché è una creazione continua di bellezza, dove la poesia si manifesta in piccoli dettagli quotidiani o in questioni esistenziali che nel qui e ora, per chi è disposto ad accogliere l’esperienza, sono delle vere e proprie epifanie. Succede veramente, parli a pranzo con una partecipante, ti emozioni con lei e l’ora dopo assisti a un piccolo miracolo, vedi emergere dalla carta quel progetto su cui sta lavorando, non è un’invenzione, è scritto a chiare lettere…(e questo non si dimenticherà mai perché in quel preciso momento hai fatto tuo il metodo, che non impari da un libro ma dall’esperienza che fai)

Con le prime esercitazioni, supportate dalla teoria e da opportune indicazioni tutti hanno potuto realizzare la loro opera, andando a scovare la poesia nascosta. Mi sento un po’ una levatrice, facilito come mi ha insegnato Tina Festa, ideatrice del metodo e mia ispiratrice, la nascita delle parole che gli altri serbano e ne sono onorata, ciascuno ha un tesoro immenso e incoraggiare ad accogliere quello che l’attimo propone è fondamentale, tutto ha un senso e quello che esce doveva uscire…nel rispetto dell’unicità di ciascuno, con i suoi tempi e il suo stile.

Prendersi cura del nostro mondo interiore è fondamentale per rilassarci, meditare, fare chiarezza, trovare sollievo, ricevere una intuizione, scoprire risorse talvolta sconosciute, viverci in modo creativo e ri-creativo, lasciarci brillare con le parole che ci chiamano, seguendo i battiti del cuore. Concludere con un caviardage corale è ancora più significativo, è tessere insieme una trama perché noi cercatori di poesia nascosta condividiamo con gratitudine la bellezza, ciascuno col suo filo…intrecciando storie che ci nutrono e arricchiscono.

Possiamo dire di aver trovato una porta nuova? Credo di sì.

 

Enrica Paternoster

Formatrice certificata Metodo Caviardage

METODO CAVIARDAGE® E PRATICHE FILOSOFICHE

METODO CAVIARDAGE® E PRATICHE FILOSOFICHE

di Marta Granata

Negli anni Ottanta due filosofi francesi, Pierre Hadot e Michel Foucault, danno vita ad una serie di studi orientati a reinterpretare la filosofia antica come modo di vivere in quanto capace di trasformare la verità in ethos, ovvero in pratiche e modalità di esistenza.

Sul frontone del tempio di Delfi dedicato ad Apollo si trovava la scritta “conosci te stesso”, principio chiave alla base della formazione dei cittadini greci.

Foucault, ne L’ermeneutica del soggetto, ci ricorda che “il precetto delfico di ‘prendersi cura di se stessi ‘ era, per i greci, uno dei principi basilari della vita nelle città, uno delle regole fondamentali della condotta sociale e personale e dell’arte di vivere”.

In questa cornice utilizzo e propongo il Metodo Caviardage di Tina Festa come pratica di cura. Cura intesa non come ciò che va messo in atto di fronte alla malattia, ma come possibilità di prestare attenzione a noi stessi volgendo lo sguardo sulla nostra vita.

Indicando una modalità dello sguardo, la cura ci dovrebbe appartenere sempre perché sempre noi abbiamo la possibilità di guardare noi stessi, gli altri ed il mondo.

Secondo Hadot “la filosofia consiste nel re-imparare a vedere il mondo con occhi sempre nuovi e meravigliati”.

In questo senso il Metodo Caviardage può aiutarci a re-imparare a vedere il mondo perché le parole che ci chiamano le possiamo ascoltare e assaporare. Sono parole che avevamo dentro e tornano a noi in una forma nuova, raccontandoci qualcosa. Attraverso i Caviardage creiamo connessioni tra parole, tra noi e le parole e tra noi ed il mondo e queste ci trasformano e magari cambiano il nostro modo di vedere le cose offrendoci nuove intuizioni e nuovi sguardi sulla vita.

Il Caviardage in questo senso è un esercizio spirituale ovvero, come ci insegna Hadot, “[una pratica] volta a operare una modificazione e una trasformazione nel soggetto che la pratica”.
Socrate viene spesso ricordato come un “ostetrico sterile di sapienza che non insegna nulla ma aiuta gli altri a generare da se stessi”. Anche la pagina strappata può avere questa funzione: nei Caviardage la pagina è estrapolata dal contesto, dal suo habitat e può non dire nulla. Eppure, quella pagina apparentemente sterile ci permette proprio di fare nascere qualcosa che ha radici dentro di noi.

Illustrazione di Silvia Vailati
FB- Legno e Disegno

 

Piccola bibliografia di riferimento

  • M. Foucault, 2001, L’ermeneutica del soggetto; tr. it. Feltrinelli, Milano, 2003
  • P. Hadot, Che cos’è la filosofia antica?, 1995; tr. it. Einaudi, Torino, 1998
  • P. Hadot, La filosofia come modo di vivere, 2001; tr. it. Einaudi, Torino, 2008
  • M. Montanari, La filosofia come cura, Mursia, Milano, 2012

Articolo a cura di Marta Granata

https://www.caviardage.it/insegnanti/name/marta-granata/
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Laboratorio “Poeti in viaggio”

di Angela Morgese

Cosa c’è di meglio di un laboratorio in cui si utilizza il Metodo Caviardage? Creare il progetto con un gruppo di persone che come te amano questo metodo di scrittura creativa poetica e offrire un laboratorio ricco, non solo di contenuti ma di anime in sintonia…una sintonia palpabile a chi ci si affida.

A giugno per caso ho letto un post su facebook che invitava ad inviare il proprio progetto per partecipare all’XI settimana della Biodiversità presso il Parco Nord sul territorio di Milano e provincia, inizia a materializzarsi un’idea che poi diventa qualcosa di più concreto. Il progetto vince il bando e si parte!

 Ho sempre pensato che il lavoro in gruppo, condiviso, se fatto con buoni intenti, crea energia positiva e così è stato. Noi, cinque persone diverse, con competenze diverse ma con un solo obiettivo: seminare benessere utilizzando il Metodo Caviardage.

Questo viaggio ideale tra i desideri e i luoghi, geografici e simbolici, hanno portato noi e i partecipanti al laboratorio in mondi lontani e nascosti alla vista ma non al cuore; noi abbiamo guidato loro prendendoli delicatamente per mano e accompagnandoli in questo viaggio, loro ci hanno consentito di fare un pezzettino di questo viaggio insieme. Un’esplorazione di mondi che si incontrano e confluiscono creando una sola e unica meta: arrivare all’essenza di sé stessi, imparando ad ascoltarsi.

Auguro a tutti di iniziare il proprio viaggio di scoperta che porterà a conoscere e riconoscere la propria essenza, un viaggio che seppur a volte faticoso, sono certa darà grandi soddisfazioni.

Uno speciale ringraziamento va a chi mi ha affiancato in questa splendida esperienza: Marta Granata, Giovanna Palumbo, Raffaella Resnati, Valeria Salsi e alla nostra fotografa Marta Segalina. Dell’esperienza scrivono:

Marta Granata: Per me è stato un viaggio delicato e potente allo stesso tempo…ho sentito di poter rinnovare la fiducia e la speranza nell’essere umano che può essere ancora capace di coltivare Bellezza e, come dice Pirandello, di camminare nel mondo “in punta di piedi e con occhi grandi”

Giovanna Palumbo: “Il viaggio è camminare sui tuoi passi per trovare i miei.”

Raffaella Resnati: Ogni viaggio porta doni unici ed irripetibili a chi cammina con occhi e cuori aperti. In questa esperienza abbiamo viaggiato così, condividendo bellezza e umanità, donando ognuno qualcosa di sé all’altro e a sé stesso. I miei occhi e il mio cuore si sono riempiti e nutriti di meraviglia, speranza e profonda gratitudine che ancora continua.

Valeria Salsi: Poeti in viaggio è stato un percorso entusiasmante nelle pianure assolate della bellezza, con compagne di cammino davvero speciali. Come in tutti i viaggi mi ha permesso di fare incontri arricchenti che non dimenticherò.

Marta Segalina: “Poeti in viaggio è stata un’esperienza che mi ha permesso di viaggiare attraverso le parole e le immagini dei partecipanti”

 

 

 

 

 

TESTIMONIANZE:

LABORATORIO ADULTI

“Non sapevo cosa aspettarmi, davvero. Ora l’unico mio rammarico è che sia già finito il corso.”

“Un piacevole frammento di viaggio insieme e grazie a voi, per continuarlo poi con un mantello e un carretto. Grazie”

“Un grazie al gruppo di caviardage veramente brave, è stata un’esperienza meravigliosa, ancora grazie.”

“Grazie! Un laboratorio EMOZIONANTE, non tecnico che aiuta a sentirsi e a far nascere le parole giuste del nostro io. Bello e curato il materiale. Grazie”

“Cercarsi è trovarsi. Grazie”

“ Grazie. Siete meravigliose, mi sono lasciata andare in un viaggio profondo.”

“Grazie per questa opportunità di cuore!”

“Rara esternazione di ciò che abbiamo dentro. Vi ringrazio per questo bel percorso, vi  faccio i complimenti cercherò di ripetere per me stessa un percorso simile”

“Siamo costantemente nel nostro mondo interiore, a crogiolarsi, dimenandoci in una ragnatela sempre più stretta. E’ raro e bello trovare occasioni come queste, per esplodere un po’! Grazie.”

 

LABORATORIO FAMIGLIE

“E’ stato un sogno, ci vorrei venire ancora. Grazie”

“Grazie per questa bella opportunità familiare divertente e giocosa”

“Bello caviardeggiare! Con la famiglia poi è stato un viaggio molto rilassante! GRAZIE! Ho fatto uscire quello che avevo dentro!”