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Tag Archives:: Augusta Calzolari

Le parole degli altri. Augusta Calzolari si racconta.

Le Parole degli Altri

Mi chiamo Augusta e sono un’insegnante certificata in Metodo Caviardage.

In una domenica di novembre ho condotto un laboratorio di Metodo Caviardage presso l’Associazione Fiumana che a Ferrara organizza eventi per rivalorizzare il fiume Po.

Durante la navigazione lungo un braccio del fiume che attraversa una parte centrale della città, abbiamo utilizzato una delle tante tecniche del Metodo Caviardage per creare una poesia a partire da un testo già scritto, il flusso di coscienza.

La giornata era stupenda ed è stato molto emozionante scorrere e osservare luoghi noti che percorriamo tutti i giorni, da una prospettiva insolita e riversare il flusso di pensieri sul foglio.
Avevo dato dei fogli azzurri su cui scrivere le proprie emozioni guardando il paesaggio e ascoltando la propria voce interiore e qualcuno me ne ha chiesti addirittura tre riempiendoli di parole e lavorando molto intensamente.
Dopo la navigazione abbiamo iniziato a lavorare in una bellissima sala che si affaccia sulla Darsena dove, attorno ad un enorme tavolo, una ventina di persone di tutte le età hanno creato un cut-up con con il processo del Metodo Caviardage di Tina Festa,  tagliando i fogli e dando una forma poetica alle emozioni scritte durante il viaggio in barca.
I risultati sono stati tutti davvero belli, profondi.

Nel passare al lavoro successivo qualcuno non ha eliminato le parole che non le servivano più ma le ha  messe via, portandole con se. Questo è un aspetto molto interessante dell’attività con il flusso di coscienza: una persona che ha frequentato un corso con me mesi fa conserva ancora tutte le parole avanzate dal suo primo lavoro nel portaocchiali e le custodisce gelosamente.
Qualcun altro invece di solito non sente questa esigenza e le butta via. A me viene spontaneo raccoglierle e così ho fatto durante la navigazione.
Ho raccolto tutti questi bellissimi pezzettini azzurri pieni di parole scritte con penne e calligrafie diverse e li ho portati a casa con me.
Nei giorni successivi quei pezzettini azzurri continuavano a guardarmi dal sacchetto e io sentivo di voler fare un riassunto poetico di quella giornata.
In quei giorni però stavano accadendo dei grandi cambiamenti nella mia vita dal punto di vista lavorativo e tutto questo mi si è rivelato quando li ho presi in mano.
Li ho rovesciati e casualmente ho rovesciato le prime due parole a portata di mano scritte da chissà chi: nebbia e macchina, che buffo… due parole che non c’entravano proprio nulla con la gita in barca in una giornata di sole ma che invece erano perfette per me in quei giorni in cui avevo deciso di abbandonare un lavoro che mi teneva troppo in macchina e nella nebbia.
Queste due parole erano casuali ma mi stavano inviando un messaggio molto preciso e mi hanno aperto le porte a qualcosa altro: un lavoro fatto scegliendo altre parole,  consapevolmente, seguendo l’immagine che si era andata formando dentro di me, sull’onda di emozioni legate al momento presente ma che risentiva anche del lavoro del gruppo.
In alcuni casi ho composto delle parole utilizzando le parti di altre parole e quelle che sono nate dall’unione di calligrafie diverse sono diventate ancora più importanti per me.

 

 

La poesia che mi è venuta fuori da tutti quegli avanzi e che ho composto su un album a fisarmonica è:

 

“Sola in macchina nella nebbia
dietro il finestrino sto guardando dei gabbiani nel cielo sopra il mare.
C’è più freddo di quanto pensassi.
Io sono denudata dalle emozioni della vita ma mi piace come gira la mia testa.
In realtà so cosa cerco e cosa voglio. Non ho paura. Ho preso delle decisioni.
I piedi mi portano diretti a casa, l’unico grande rifugio dove ci sono le persone che amo e incontro la felicità”.

 

E’ stato come se il lavoro di cut-up permettesse a questo bel gruppo di persone con cui avevo lavorato di sostenermi in una scelta difficile ma decisiva:

con i loro piccoli pezzettini mi stavano aiutando ad andare oltre, consapevolmente, con gli occhi sempre fissi sulla meraviglia che crea questo strumento di lavoro.

Augusta Calzolari

 

 

 

Laboratorio di Kintsugi e Metodo Caviardage fonti di nuova bellezza

di Augusta Calzolari

Sono Augusta, vengo dal mondo dell’artigianato artistico e delle tecniche creative che insegno da diversi anni. Ora sono animatrice in una Residenza per Anziani e Ospiti Psichiatrici. Ho frequentato il VII seminario a Matera, dopo aver scoperto casualmente su un post di facebook la meraviglia del Metodo Caviardage.

La casualità, l’imperfezione, l’irregolarità sono aspetti importanti nei miei lavori, per questo ho pensato di utilizzare la tecnica del Kintsugi per far conoscere il metodo ad un gruppo di persone con cui mi incontro regolarmente da tempo e ho creato un laboratorio “di passaggio” dalle tecniche creative al metodo unendo kintsugi e lavoro con la cancellazione.

Il senso del Kinstugi è che riparare i cocci con l’oro significa rendere le cicatrici la parte più bella dell’oggetto, che evidenziare le crepe fa la differenza tra quell’oggetto e uno uguale, ne aumenta il valore e lo rende un pezzo unico, che da un’imperfezione nasce qualcosa di superiore. Questa tecnica sfrutta la casualità e l’irregolarità, ci suggerisce di non buttare via le cose ma che se ci mettiamo con pazienza a riattaccare i pezzi riusciamo a  farne qualcosa di nuovo. Ma anche che dovremmo accettare con più serenità i cambiamenti, la fragilità e che spesso sono proprio le ferite lasciate dagli eventi della vita che ci rendono quello che siamo, unici e insostituibili mentre noi per cercare di sembrare uguali agli altri spesso le crepe le nascondiamo.

Nel gruppo c’erano sei ragazze tra i 40 e 55 anni tutte molto sensibili anche amanti dell’arte e alla creatività, una è counselor, per cui ero convinta che avrebbero apprezzato. Ci siamo incontrate 4 ore nella casa di una di loro che ha un tavolo enorme e tanta luce dove ho disposto i materiali.

Abbiamo applicato la tecnica del kintsugi ad una ciotolina nera lavorando in coppia per aiutarci con i pezzi. Non è stato subito semplice, molti cocci proprio non volevano saperne di stare attaccati. Pian piano hanno preso confidenza con i materiali e tutto è andato al suo posto. Si sono appassionate e il kintsugi è stata una attivazione perfetta, abbiamo parlato delle ferite, delle cicatrici interiori, di come si possono rimettere insieme i pezzi e se sia giusto farlo… Tutto allegramente ma molto metaforico. Noi siamo amiche e tutte abbastanza chiacchierone, però forse avrei dovuto mettere una musica adatta.

Piene di queste emozioni siamo passate al successivo lavoro di cancellazione su una pagina uguale per tutte tratta dal libro dell’inquietudine di Pessoa. Mi sono sembrate molto emozionate. La mia proposta era con il nero, l’oro e l’applicazione degli avanzi dell’oro del kintsugi, ma qualcuno ha visto la necessità di evidenziare il filo di unione delle parole e ha chiesto il rosso.

Ci siamo fermate un po’ per gustare una tazza di tè con una fetta di torta (io ho l’abitudine di portare una crostata di marmellata coi cuoricini) e poi abbiamo lavorato su una pagina a caso dal libro da cui io avevo tratto il mio esempio.

 

Non è stato immediato trovare la poesia ma lavorando in silenzio e senza fretta, alla fine si sono sorprese dei risultati. Una di loro che è creatrice appassionata e con una grande manualità, era forse la più dubbiosa ma alla fine ha detto che non avrebbe mai pensato di essere capace di scrivere una poesia.

Un’altra ha detto che delle volte le era venuto il pensiero di farlo con la settimana enigmistica, per cui ora le taggo sulla pagina fb.

Ecco alcuni dei loro commenti dopo l’esperienza:

“A me è piaciuto Molto. E’ stato  Oltre il  divertimento e lo star bene durante l’attività, anche lo stile con cui ci hai comunicato ogni suggerimento è stato incisivo e incoraggiante. Una Bellissima atmosfera”

“È un tipo di lavoro che mi piace tantissimo ed è fantastico tirare fuori delle potenzialità interiori e avere  qualcuno che te ne da l’opportunità, con metodo e leggerezza al contempo”

“Per me è stata una piacevole scoperta, sia il kintsugi che il caviardage. Il kintsugi più rilassante, il caviardage per me più complesso (rischio di pensare troppo quindi devo prenderlo come un gioco sennò mi intrippo). Devo costringermi a non pensare e chiudere nell’armadio l’ingegnere che è in me… E queste cose mi fanno un gran bene”

“Kintsugi.. unico!!!! Caviardage un meraviglioso gioco con le parole che da possibilità di  creare armonia. fantastico, ognuno ha portato qualcosa di unico”

 

Le poesie create per me sono state molto emozionanti, alcune davvero stupende. Per una delle ragazze questo ha creato un momento di imbarazzo perché giudicava la sua una sciocchezza. Lei è quella che si considera meno “brava con le mani” e ha sempre paura di non essere all’altezza quindi mi è venuto spontaneo leggerle il mio lavoro che mi sembrava non altrettanto all’altezza del lavoro precedente appena letto.

“La cicatrice crea forme che osservo con curiosità, scompare dalla memoria ma freme nella mia testa e sento la sua voce” .

Lei si è rasserenata e quando ha letto il suo mi sono meravigliata io stessa, era davvero emozionante, e secondo me lei stessa si è inorgoglita mentre in passato vedeva i suoi lavori sempre peggio di quelli degli altri.

Questo è quello che mi stupisce ogni volta del metodo: vedere che se diamo ascolto a quello che c’è dentro di noi vengono fuori un sacco di cose, le emozioni escono e lasciano stupefatti noi stessi di quale forma meravigliosa riescano a prendere.

Allora predisponiamoci alla meraviglia, continuiamo a stupirci e a riempirci d’oro e bellezza.

 

https://www.caviardage.it/insegnanti/name/augusta-calzolari/