La vita, intesa come immagini, non sa cosa farsene delle dinamiche familiari e delle predisposizioni genetiche. Prima di diventare una storia ogni vita offre se stessa come un continuum di immagini e chiede di essere vista prima di tutto. Anche se ogni immagine e ’ sicuramente piena di significati e potrebbe essere analizzata, quando saltiamo ai significati, senza considerare le immagini, perdiamo un piacere che non può essere recuperato da nessuna interpretazione, per quanto perfetta.
(James Hillmann)

Un laboratorio di metodo Caviardage e cut-up con 11 componenti di una famiglia per augurarsi e scambiarsi parole che fanno star bene, per riformulare il proprio stare insieme in una maniera nuova e creativa.
“Quando stiamo insieme, possiamo stare bene”; questo il motto, il filo rosso, che ha tenuto insieme il percorso.
Abbiamo costruito una parte del genogramma familiare che era così costituito:
nonni materni; sorella maggiore con coniuge e 4 figli; la sorella minore ha partecipato con solo due figli.
Cassetta degli attrezzi:
Il laboratorio esperienziale ha avuto inizio in un ambiente organizzato per rispondere ai loro bisogni e affinché li preparasse ad un viaggio, di circa 2 ore e mezza, attraverso il MC.
Una parte del laboratorio/atelier è stato preparato disponendo a terra dei tappeti, quasi a creare un’isola: i tavoli fungevano da istmi; davanti, una parete con specchio e sui muri immagini in movimento allo scopo di costruire un noi-insieme, pronti ad esplorare e ad esplorarci. Il materiale, eterogeneo e variegato, è stato posto sia sui tappeti che sui tavoli. Una parte dei componenti, i nonni e la sorella maggiore, hanno preferito stare seduti ai tavoli; gli altri componenti si sono alternati a secondo delle necessità.
La prima attivazione è consistita nella scelta tra 4 fotografie che ogni componente aveva scelto dal proprio album di vita familiare. Le foto dovevano rappresentare 4 momenti importanti e significativi della propria esistenza. I componenti hanno scelto una foto dopo averle osservate e attivato il ricordo ad esse legato (rievocazione sensoriale).
Step successivo: “mi guardo allo specchio e dico agli altri chi sono, come mi descrivo alla mia famiglia, quali sono le mie parole, la mia voce”. Tutti gli elaborati sono stati appoggiati contro la parete a specchio e alla fine dell’elaborazione c’è stato un momento di condivisione e lettura delle proprie frasi e parole.
L’attivazione finale ricapitolativa, è stata affidata alla costruzione del genogramma familiare. Nel “qui ed ora”, nel momento e nell’esperienza sensoriale vissuta insieme, è stato avviato a conclusione il laboratorio proprio quando le emozioni erano in circolo e i bei ricordi attivati attraverso il cut-up: contenitore di parole da degustare. Ad ogni componente è stata consegnata una foglia sulla quale dovevano incollare una parola significativa sulla famiglia ed il proprio nome. Ho appeso sul muro a specchio la sagoma di un albero dove ogni partecipante ha incollato la propria foglia, immaginando dei rami su cui appoggiarla.
Terminata l’operazione si procedeva alla lettura ad alta voce a tutti i componenti del gruppo della parola o frase scritta. E’ stato elaborato un albero dalle fronde ricche di foglie.
La costruzione del genogramma è stata accompagnata dalle verbalizzazioni di ogni partecipante attraverso una comunicazione circolare e condivisa. L’esperienza ha incluso anche i soggetti più deboli e fragili che hanno potuto dare il proprio contributo sentendosi parte attiva. Il genogramma ha aiutato a disegnare, a fotografare, la mappa dell’appartenenza. Ogni componente ha illuminato il proprio esserci, la propria storia personale, un frammento di un puzzle, un tassello di una storia più grande che ha dischiuso e aperto a rimandi della propria storia familiare e risposto a quella domanda esistenziale: chi sono?
Attraverso l’immagine rispecchiante, ogni componente si è posto in una condizione di ascolto attivo. Grazie alla costruzione condivisa e partecipata, ogni componente si è collocato all’interno del genogramma facendo l’esperienza dell’appartenenza, specie i più piccoli. Il genogramma ha aiutato a consolidare e a riappropriarsi del proprio passato attraverso la figura carismatica dei nonni presenti che hanno condiviso la dimensione ludica del lasciarsi andare, donando significato e senso al loro stare insieme in continuità. Il genogramma poetico con parole cercate, disseminate in ogni angolo della stanza, parole create e regalate, secondo il MC, che è diventato uno strumento per vivere in maniera rinnovata i legami familiari. Le foglie hanno vibrato, scosse da emozioni gioiose e da una luce che aveva bisogno di aprire lo sguardo e illuminare le parole del proprio lessico familiare.

Caterina Amariti

Atelier

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