Francesca Sisto

imageLungo una strada che è iniziata nel 1989, cammino nei luoghi in cui la vita nasce, cresce, si trasforma.
Entro in punta di piedi nelle case, nei servizi educativi, nelle scuole, nelle biblioteche, e porto con me una valigia fatta di sguardi attenti, silenziosi, capaci di ascoltare ciò che le parole non dicono ancora ma che dentro di noi lasciano tracce sensibili e da riconoscere.
Per me educare è un gesto di cura, un atto di fiducia, una questione adulta.
È restare vicina.
Mentre un genitore impara il ritmo nuovo della nascita, mentre una creatura apre al mondo la propria voce, mentre una comunità educativa trova la sua trama per sostenere chi cresce.
Pedagogista per le famiglie, formatrice e consulente, intreccio discipline e sensibilità come fili di un tessuto antico:
la psicoanalisi infantile, l’osservazione silenziosa del neonato, la pedagogia che orienta, la narrazione che dà forma.
Per imparare a conoscere con più chiarezza il punto di vista del bambino.
Nel mio lavoro cerco di far convivere, sempre, rigore e poesia, metodo e stupore, pensiero e vita.
Nel tempo sospeso dell’inizio — quando tutto è possibile e tutto è fragile — offro alle famiglie un luogo dove sostare:
home visiting, percorsi NBO per comprendere il linguaggio del neonato, gruppi mamma bambino, consultazioni pedagogiche sui temi della crescita, per sciogliere nodi e accendere comprensioni.
A volte accompagno i genitori nei momenti di cambiamento denso, doloroso, come durante le separazioni coniugali, anche attraverso l’organizzazione di gruppi di parola per i loro figli.
In Casa Maternità Prima Luce incontro ogni giorno madri, padri e neonati: respiro con loro il tempo dei legami che iniziano, dei gesti piccoli che custodiscono mondi.
Nei servizi educativi offro formazione e supervisione, accompagnando gli adulti a guardare con occhi nuovi ciò che i bambini comunicano.
Come docente universitaria insegno l’arte dell’osservazione: un invito a rallentare, a vedere davvero imparando a descrivere più che a mettere etichette, a restare nella complessità senza perderne la bellezza. Vivo questo ruolo come occasione per incoraggiare i giovani e le giovani che desiderano fare questo nostro mestiere e aprirli alla speranza che la crescita umana rivela nonostante il nostro futuro contemporaneo, tanto denso e pesante.
In ogni occasione cerco di trovare e condividere parole che non pretendono di spiegare il mistero della crescita, ma di abitarlo. Perché crescere, per me, non è un compito. È una relazione.
È una presenza che sostiene.
È un movimento condiviso, fragile e potente, come il formarsi di un legame.
Nella scrittura con il Metodo Caviardage® trovo una lente per illuminare ciò che spesso resta nascosto: le parole che non si sa di avere, i desideri che affiorano, le storie che chiedono spazio, le radici che cercano nome.
Mi piace pensarmi una tessitrice di spazi vivi: per pensare, per sentire, per ritrovare le forze. Spazi dove le parole prendono forma e non pretendono di spiegare il mistero della crescita, ma di abitarlo.
Spazi dove bambine e bambini e gli adulti che li amano possano crescere con coraggio, delicatezza e dignità.
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